Il testamento di Gaetano Arfè
16:10, Dec. 1, 2007 .. 0 commenti .. Link
Serata molto animata al Gallo Rosso. Dalla “Raccolta dei fatti notevoli” è saltata fuori una delle ultime lettere di Gaetano Arfè, scritta nell’ottobre del 2006 ai redattori napoletani de La Repubblica intorno ai “ disservizi, i dissesti e gli sperperi delle corti e dei cortili del reame di Napoli”.
Tutti quelli che, come noi, bevono i vini di libertà l’hanno, all’unanimità, considerata il suo testamento politico:
“…Si è detto e si è scritto che nella società attuale si è venuta sempre più perdendo la capacità di indignarsi che un tempo agiva da freno alle manifestazioni di malcostume.
Si è detto e si è scritto che è venuto scemando il comune senso del pudore, quello per il quale ci si asteneva da certi atti per non perdere il rispetto del proprio prossimo.
Si è detto e si è scritto che l’etica non è mai stata così brutalmente calpestata come da quando, ogni giorno, se ne parla e si invocano o addirittura si propongono codici di condotta morale le cui regole sono già tutte scritte da tempo immemorabile nei dieci comandamenti e codificate senza equivoci dai moderni legislatori.
Si è detto e si è scritto che lo sprofondamento avvenuto nella società italiana, nel suo costume, nel suo modo di far politica aveva un nome, il berlusconismo.
Non si è detto o non si è detto abbastanza che il male è più profondo e che se Berlusconi ne è stata l’incarnazione più vistosa, più imponente e anche più pittoresca, il fenomeno ha la sua origine immediata nella svalutazione programmata della politica, nella dissoluzione dei partiti, nel predominio della decantata società civile che è complice necessaria di ogni forma di malcostume, spesso l’ispiratrice e anche la fonte.
In molti casi la malafede – si può anche considerarle come delle attenuanti – si associa al provincialismo e all’incultura.
Non si è detto ancora che coloro i quali, e sono tanti, si oppongono con gli strumenti loro propri al dilagare di questa pestilenza, che ispira in molti la tentazione dell’evasione da una città che ne è colpita come poche altre, hanno il diritto a non sentirsi soli, ad avere intorno una vasta rete di solidarietà, a essere destinatari di un ringraziamento collettivo da parte di quanti non vogliono perdere la speranza.”
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Tutti in piedi, alziamo il bicchiere: a Gaetano Arfè!
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