L’intervento di Lorenzo Metodio su questo blog, ha in qualche modo sollecitato a scrivere il mio punto di vista sul significato di TintidiRosso.
Per farlo, però, sento la necessità di partire un po’ più da lontano.
Se c'è una capacità che va riconosciuta al sistema capitalista/consumista è quella di riuscire a innovarsi continuamente attraverso l'utilizzo e la trasformazione a proprio vantaggio di tutto ciò che è altro da sé e potenzialmente pericoloso.
Basti pensare alle "rivoluzioni" della moda: un capo di abbigliamento che nasce come simbolo di contestazione, sto parlando dei jeans, giusto per fare un esempio, diventa un prodotto su cui investire anche da parte delle griffe dell’alta moda.
Non è una novità. Il modello è quello americano. Certo.
Ma, negli ultimi anni, si è ampliato il "campo di applicazione" di tale "strategia". Infatti, se prima era circoscritta a prodotti o atteggiamenti, adesso si è arrivati fino alle “ideologie”.
Uno dei massimi esperti di tale strategia in Italia è il Ministro Tremonti che è arrivato a scrivere un libro "no global", a citare Marx in senso positivo e ultimamente a denunciare insieme a suoi autorevoli colleghi europei, come Sarkozy e Merkel, i guasti del capitalismo moderno, l'irresponsabilità dei banchieri e la miseria dei paesi del terzo mondo e, infine, la proposta (seppure fatta per bocca di un collega) di ridurre l’orario di lavoro. Tutti argomenti che fino a ieri erano definiti “estremisti” e non solo dalla destra.
In verità, a mio avviso, il percorso è cominciato da tempo ed è stato portato avanti in modo sistematico, anzi oserei dire scientifico. Cominciando col dire che non esistono più la destra e la sinistra, proseguendo col cambo delle leggi elettorali, con la creazione di partiti personali, il reclutamento nelle loro fila di soggetti con una storia politica di sinistra, magari estrema, e così via.
L'occupazione dei mezzi di comunicazione di massa, poi, era necessaria per diffondere la "nuova cultura" e scardinare qualsiasi elemento che potesse far pensare che esista o possa esistere qualcosa di diverso da quanto trasmesso.
E qui entrano in gioco i rappresentanti della sinistra che, invece di contrastare questa strategia, ne sono stati, coscienti o non coscienti, complici.
Hanno accettato di confrontarsi sullo stesso campo di quelli che un tempo erano nemici e che invece sono diventati avversari, partecipando al processo di “bipolarizzazione” in nome della “stabilità”, puntando non più su una proposta politica quanto piuttosto sull’immagine di personaggi “noti”, utilizzando la tv allo stesso modo di chi le possedeva, etc…
Il tutto al fine, evidentemente illusorio, di arrivare alle persone “comuni” e puntare a "recuperare" voti nelle area neutre per poter finalmente “governare”.
Quello che è sfuggito è che si stava in questo modo avallando un “sistema” che prevede l’abbandono degli ideali, lo svuotamento di significato dei principi sui quali si è fondata la cultura e la storia della sinistra.
L’accettazione del sistema prevedeva, infine, che si passasse dalla “partecipazione politica” alla “delega” svuotando, ancora una volta, il termine “partito” dai significati che ha sempre avuto per la sinistra. “Partecipazione” e “delega” sono due concetti molto differenti e la prima è sicuramente di sinistra. Ma, possiamo dire che negli ultimi anni c’è stata? Io penso di no. Anche i rappresentanti della sinistra hanno utilizzato la loro nomina o elezione nelle istituzioni come una delega, spesso in bianco, e i risultati sono noti ed evidenti. E chi vive in Campania lo sa ancora meglio!
Il risultato elettorale del 13 aprile scorso è effetto di questa strategia scientifica ma anche degli errori della sinistra. O meglio di chi l’ha rappresentata.
Si perché la SINISTRA, quella fatta dalle persone che si sentono tali non perché hanno votato un partito che si definisce di sinistra, usa i simboli della sinistra o viene da un passato di sinistra, ma perché, come dice Lorenzo, “rivendicano il senso di appartenenza ad una parte che ha nella libertà, nell’uguaglianza, nella solidarietà e nella democrazia i suoi principi fondanti”, questa SINISTRA esiste.
E, forse, sentirsi di sinistra non è così difficile come Lorenzo dice.
Si, perché io mi sento di sinistra. E la mia appartenenza non è mai stata messa in dubbio da quello che facevano i “miei” rappresentanti. E non penso che questo sia una mia prerogativa. Anzi, sono sicuro di averla ritrovata nei compagni con i quali condivido il percorso che abbiamo cominciato proprio a partire dal terremoto di aprile.
Quello che è difficile, invece, è la ricostruzione di una identità non fondata sull’appartenenza ad un partito quanto sull’affermazione dei principi di cui parlavamo prima nell’attività politica concreta e quotidiana.
Ma questa è l’unica strada che potrà portare, in un futuro speriamo non troppo lontano, all’unità della sinistra.
E allora il primo passo è riappropriasi della partecipazione attiva alla politica quotidiana non delegando le proprie idee e le proprie passioni a nessuno. Riappropriandosi e riproponendo gli spazi culturali sui quali la sinistra italiana ha costruito la sua storia ma anche il consenso. Riavvicinandosi alla gente attraverso proposte concrete e non per la richiesta della “delega” per essere il “rappresentante” in qualche istituzione.
Ecco. TintidiRosso nasce da qui. Nasce per questo. Esiste per dare, a chi ne ha voglia, una chance di partecipazione concreta, dal “basso” come si ama dire.
E potrà vivere e raggiungere i suoi obiettivi, se chi vi aderisce opera in prima persona, non delegando ma partecipando. Partendo dalle proprie idee, dalla propria esperienza, dalla propria formazione, mettendo in gioco le proprie capacità, le proprie passioni, la propria diversità.
Abbiamo già verificato che sappiamo stare insieme; sappiamo confrontarci discutendo le diverse posizioni e mettendoci in discussione noi stessi; sappiamo prendere le decisioni quando è necessario e lavorare uniti per raggiungere gli obiettivi prefissi. Sappiamo, in altri termini, far diventare una risorsa le nostre differenze. Quelle stesse differenze che ad altri livelli diventano motivo di divisione, frantumazione e utilizzate per percorrere strade che niente hanno a che fare con l’unità della sinistra.
Noi continuiamo a crederci.
Mimmo De Falco
Iscriviti a:
Commenti sul post (Atom)
Nessun commento:
Posta un commento