sabato 30 maggio 2009

Appuntamenti

Lunedì 1 giugno ore 19,30
confronto tra i candidati del collegio di Somma alla Provincia
Associazione Huckfinn via Santa Maria del Pozzo (ex consultorio)

Martedì 2 giugno ore 10,30 Sala Santa Caterina
Convegno dibattito Per la Costituzione
con:
Massimo Villone
Domenico De Falco
Elena Coccia
Tommaso Sodano

venerdì 15 maggio 2009

Il testamento di Gaetano Arfè
16:10, Dec. 1, 2007 .. 0 commenti .. Link

Serata molto animata al Gallo Rosso. Dalla “Raccolta dei fatti notevoli” è saltata fuori una delle ultime lettere di Gaetano Arfè, scritta nell’ottobre del 2006 ai redattori napoletani de La Repubblica intorno ai “ disservizi, i dissesti e gli sperperi delle corti e dei cortili del reame di Napoli”.

Tutti quelli che, come noi, bevono i vini di libertà l’hanno, all’unanimità, considerata il suo testamento politico:

“…Si è detto e si è scritto che nella società attuale si è venuta sempre più perdendo la capacità di indignarsi che un tempo agiva da freno alle manifestazioni di malcostume.

Si è detto e si è scritto che è venuto scemando il comune senso del pudore, quello per il quale ci si asteneva da certi atti per non perdere il rispetto del proprio prossimo.

Si è detto e si è scritto che l’etica non è mai stata così brutalmente calpestata come da quando, ogni giorno, se ne parla e si invocano o addirittura si propongono codici di condotta morale le cui regole sono già tutte scritte da tempo immemorabile nei dieci comandamenti e codificate senza equivoci dai moderni legislatori.

Si è detto e si è scritto che lo sprofondamento avvenuto nella società italiana, nel suo costume, nel suo modo di far politica aveva un nome, il berlusconismo.

Non si è detto o non si è detto abbastanza che il male è più profondo e che se Berlusconi ne è stata l’incarnazione più vistosa, più imponente e anche più pittoresca, il fenomeno ha la sua origine immediata nella svalutazione programmata della politica, nella dissoluzione dei partiti, nel predominio della decantata società civile che è complice necessaria di ogni forma di malcostume, spesso l’ispiratrice e anche la fonte.

In molti casi la malafede – si può anche considerarle come delle attenuanti – si associa al provincialismo e all’incultura.

Non si è detto ancora che coloro i quali, e sono tanti, si oppongono con gli strumenti loro propri al dilagare di questa pestilenza, che ispira in molti la tentazione dell’evasione da una città che ne è colpita come poche altre, hanno il diritto a non sentirsi soli, ad avere intorno una vasta rete di solidarietà, a essere destinatari di un ringraziamento collettivo da parte di quanti non vogliono perdere la speranza.”
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Tutti in piedi, alziamo il bicchiere: a Gaetano Arfè!

lunedì 11 maggio 2009

Lettera aperta di Mimmo De Falco

Come sapete, TintidiRosso si è impegnata in questa campagna elettorale esprimendo me come candidato alla Provincia.
Chi ha partecipato agli incontri sull'argomento, sa che ho accettato di impegnarmi in prima persona a condizione che fosse chiaro che io sarei stato il candidato dell'Associazione e che l'obiettivo della campagna elettorale sarebbe stato quello di sfruttare questa occasione per continuare il lavoro che stiamo facendo e veicolare i nostri contenuti, il nostro modo di intendere la politica, la nostra voglia di mettere in discussione la capacità dei partiti, così come li abbiamo conosciuti in questi ultimi anni, di rappresentare tutte le istanze, le sensibilità e le esigenze del variegato mondo del popolo della sinistra.
La partecipazione a questa competizione elettorale, quindi, ci offre la possibilità di verificare sul campo se il lavoro che stiamo facendo può o meno raccogliere anche risultati sul piano della creazione del consenso inteso e perseguito in modo diverso da quanto fanno tutti i partiti la cui azione è volta non al cambiamento della società ma al mantenimento del potere acquisito.
La modalità che noi vogliamo e dobbiamo usare è quella della partecipazione.
Finora ci siamo riusciti bene ma adesso non giochiamo più in casa!
Abbiamo pochissimo tempo: poco più di tre settimane. Niente.
Ogni minimo apporto sarà importantissimo.
Ogni minuto dedicato alla campagna elettorale può essere decisivo.
Alla fine avremo un risultato che ci permetterà di capire se siamo riusciti a far passare il nostro messaggio.
Ma, al di là del risultato, l'impegno che metteremo in questa impresa servirà anche a farci capire se siamo veramente convinti di quello che stiamo facendo e se siamo in grado di portare avanti la nostra battaglia.
Io ci credo.
Possiamo recuperare spazi democratici nella nostra città.
Possiamo avviare una nuova fase, un nuovo progetto politico per il futuro.
Non sprechiamo l'occasione: ne avremo sempre di meno!

Vi aspetto martedì alle 21.00 all'incontro per organizzare la campagna elettorale.

giovedì 30 aprile 2009

sabato 25 aprile 2009

Con Tommaso Sodano Presidente


questo è il sinbolo della lista delle associazioni e dei movimenti che appoggeranno Tommaso Sodano alle prossime elezioni Provinciali

mercoledì 1 aprile 2009


A volte capita. Si divorzia e poi, anni dopo, si torna insieme. Più facile in politica che nella vita normale. Così, dopo undici anni di separazione, Comunisti italiani e Rifondazione comunista sono tornati sotto la stessa bandiera. Almeno per le elezioni europee del prossimo giugno.
Il più felice di tutti è il segretario del Pdci Oliviero Diliberto: «Finalmente i comunisti tornano a presentarsi uniti alle elezioni dopo tanti anni. Torna la falce e martello sulle schede. O meglio, per la prima volta da tanto tempo ci sarà solo una falce e martello. È un ricongiungimento famigliare». Allargato, visto che sotto lo stesso simbolo non si presenteranno solo gli ex divisi dopo la caduta del primo governo Prodi nel 1998, ma anche altre due creaturine del frammentato panorama della sinistra italiana: i «Consumatori uniti» e Socialismo 2000, Cesare Salvi e company per intendersi. Sinistra critica, invece, se ne resta fuori. «La nuova aggregazione non presenta elementi di discontinuità con il recente passato fatto di errori e sconfitte della sinistra», dice Salvatore Cannavò, ex deputato del Prc e ora segretario di Sinistra critica. Di più, per lui «i testimonial di riferimento sono gli ex ministri dei governi Prodi e D'Alema». Insomma, non va bene, «non è questa la strada per ricostruire e rinnovare la sinistra di classe in Italia».
Il simbolo, presentato sabato scorso in un hotel di Roma, cerca di tenere insieme tutti gli elementi che fanno parte dell'aggregazione. Al centro, su campo bianco, una bandiera rossa con falce, martello e stella gialla. A far capolino da dietro, un pezzettino di tricolore. Sopra, la scritta «Rifondazione». Sotto, «Comunisti italiani». Attorno, a racchiudere tutto questo, un anello rosso con i nomi delle altre forze: «Consumatori uniti» e «Socialismo 2000». Oltre a «Sinistra europea» e «Gue/Ngl», tanto per far capire a quale gruppo europeo apparterranno poi gli eletti (se ci saranno). «È una lista di sinistra, anticapitalista che unisce quattro forze in una comune proposta per l'Europa», spiega il segretario di Rifondazione comunista Paolo Ferrero. «Non è un cartello elettorale, ma una proposta precisa - continua - per questo avremo candidature di molti esponenti della sinistra, del mondo del lavoro e sindacale, del movimento femminista e ambientalista, lgbt e pacifista». Già, le candidature. Fatta salva la proporzione trovata tra Prc e Pdci, 60% ai primi, 40% ai secondi, resta da sciogliere qualche nodo sui nomi. Sembrano scontati i nomi di Vittorio Agnoletto e Giusto Catania (in quota bertinottiana) per il Prc e quello di Margherita Hack per il Pdci. Ferrero ancora ieri ha ribadito la sua intenzione a non candidarsi alle europee, mentre Diliberto sembra intenzionato a farlo. E dal Pdci si vorrebbe insistere per far recedere dalle sue intenzioni il numero uno del Prc. Per sottolineare con maggior intensità che l'aggregazione presentata ieri è quella dei comunisti, di Diliberto e Ferrero. E magari raggiungere più facilmente la soglia del 4%. (Alessandro Braga)

venerdì 27 marzo 2009

La rassegna stampa di Danilo

Disordine proletario di Loris Campetti, da il manifesto 24/03/2009.
La destra usa la crisi per ridisegnare assetti di potere e relazioni sociali. La sinistra, come l'Ue, non esiste.
Il lavoro italiano ai lavoratori italiani. E' difficile contestare ai nostri operai il diritto a difendersi dalla crisi, dentro una globalizzazione che scarica su di loro le conseguenze della caduta mondiale della domanda. Tanto più che spesso è lo stesso prodotto marchiato «made in Italy» a vedere la luce in paesi più convenienti, dove lavoro e diritti sono low cost. Anche se è innegabile che una vittoria degli operai italiani si trasformerebbe automaticamente nella sconfitta di altri lavoratori, cinesi d'Italia o di Cina, o magari polacchi di Polonia. Anche i francesi che rilocalizzano in patria il lavoro che per convenienza era stato trasferito all'estero hanno le loro ragioni, peccato che contrastino con quelle dei lavoratori sloveni a cui vengono sottratti modelli di automobili e dunque lavoro. E che dire dei polacchi, pronti a offrire copiosi incentivi alle nostre aziende purché trasferiscano in Slesia la produzione italiana? Il primo leader europeo a lanciare la campagna di protezione degli operai «indigeni» contro lo «straniero» è stato Gordon Brown, con una parola d'ordine subito assunta dai lavoratori di un porto del Lincolnshire che protestavano contro la concorrenza di colleghi italiani e portoghesi: «Lavoro inglese ai lavoratori inglesi». Poi il premier inglese s'è pentito, ma ormai la frittata era fatta. Gli esempi di come la concretissima crisi economica in atto possa essere utilizzata per trasformare i tradizionali conflitti verticali tra lavoro e capitale in conflitti orizzantali tra i lavoratori sono già moltissimi. In assenza di una risposta politica di sinistra e di una battaglia sindacale almeno europea, il valore della solidarietà rischia di lasciare il posto alla competitività, in una guerra di tutti contro tutti, o meglio in una guerra tra poveri. I lavoratori tessili di Prato non individuano nel padrone il loro nemico, anzi si schierano con il padrone contro il nemico comune, un altro blocco sociale anomalo che mette insieme imprenditori e dipendenti cinesi. Gli operai francesi della Renault si ritrovano insieme al presidente Sarkozy che lega i sostegni all'impresa alla difesa delle fabbriche e dell'occupazione in Francia, al punto che l'azienda semipubblica annuncia l'intenzione di riportare nell'Esagono la Clio costruita nello stabilimento di Novo Mesto (Slovenia). Anche i lavoratori Fiat di Ternini Imerese, che quando terminerà la produzione della Lancia Ypsilon potrebbero restare senza nuovi modelli, vorrebbero che il Lingotto facesse costruire a loro la futura Topolino, assegnata invece agli operai serbi di Kragujevac, nella fabbrica della Zastava rasa al suolo dalle bombe intelligenti e umanitarie. Ma il caso più clamoroso di tutti è forse quello denunciato dai licenziandi della Indesit di None. La storia è esemplare per i conflitti che incorpora, per l'inesistenza dell'Unione europea, di un sindacato europeo e di una sinistra italiana. Dunque, Merloni prende i soldi pubblici per acquisire la Indesit, poi ne prende altri come sostegnio pubblico all'industria degli elettrodomestici. Ma vuole chiudere la fabbrica in Piemonte licenziando 6-700 dipendenti per trasferire la produzione di lavastoviglie a Radomsko. Non solo perché in Polonia gli stipendi sono poco più di un terzo che a None: un accordo di Merloni con il governo polacco prevede aiuti pubblici in cambio di assunzioni. Trattasi di guerra tra due paesi aderenti all'Unione europea, con la Polonia che paga un'azienda italiana perché licenzi i suoi lavoratori italiani e assuma i polacchi. Il massimo di internazionalismo sindacale è un articolo di un sindacalista di Solidarnosc che esprime solidarietà agli operai piemontesi. Ciliegina sulla torta, Maria Paola Merloni, amministratrice dell'azienda paterna, è una pregiata parlamentare del Pd, lo stesso partito dell'ex ministro Cesare Damiano che alza le bandiere degli operai di None. Se la sinistra non fa politica non resta che il modello della destra, capace di guardare con lungimiranza al dopo-crisi, anzi di costruirlo ridisegnando rapporti di forza e relazioni sociali. Creando cioè un contesto favorevole all'egemonia culturale della destra. Se non esiste un vero sindacato europeo, ogni sindacato nazionale si batterà - se va bene - per la difesa dei suoi lavoratori, con il rischio di perdere paese per paese e di rinunciare a definire e imporre con il conflitto un pacchetto di diritti universali. Se non esiste un'Europa politica, tanti piccoli Tremonti lavoreranno al servizio delle proprie imprese. Se la domanda continuerà a cadere, infine, si potrebbe sempre riconvertire la produzione di automobili e frigoriferi in produzione di cannoni. Non è già successo ottant'anni fa, al tempo di un'altra crisi?

Dall'analisi delle dichiarazioni dei redditi 2008 di deputati e senatori alcuni casi particolari
Alcuni dichiarano poche centinaia di euro pur possedendo barche e immobili
In Parlamento con ville, Ferrari, caicchi politici più ricchi, il mistero dei nullatenenti
di CARMELO LOPAPA

ROMA - È un Parlamento di ricchi sempre più ricchi. Di Ferrari, Porsche, caicchi, montagne di partecipazioni azionarie. E di un manipolo di furbi che dichiara pochi euro pur possedendo barche e immobili. Qualcuno sembra sia stato salvato da un destino di indigenza, se è vero che fino al 2007, prima dell'ingresso alle Camere, viveva chi con 2, chi con 5 mila euro l'anno.
Dichiarazione dei redditi 2008 di deputati, senatori e ministri relative all'anno precedente, da ieri consultabili. Non è una notizia che Silvio Berlusconi sia il più ricco. Lo è questa volta il fatto che abbia dichiarato 14,5 milioni, ovvero dieci volte meno dell'anno precedente (139 milioni), quanto le banche alle quali ha affidato i suoi denari (Banca popolare di Sondrio, Banca agricola mantovana e Armer spa) avevano azzeccato mirabolanti investimenti, evidentemente meno fortunati nel 2007. Sembra comunque che il premier se ne sia fatta una ragione. In fondo, il più ricco dopo di lui è Tremonti con un terzo del suo reddito, poco più di 4,5 milioni. Seguito dall'avvocato Giuseppe Consolo con oltre 3 milioni e Santo Versace con 2,8. Quanto ai leader, bisogna scendere ai 477 mila euro di Veltroni (molti dei quali diritti d'autore dei suoi libri) per imbattersi in qualcuno del centrosinistra. L'ex leader Pd quasi doppia l'attuale Franceschini (220 mila). Seguito da Di Pietro 218 e giù Casini e Bossi. Al Senato il più ricco è l'oncologo Pd Umberto Veronesi con 1 milione 635 mila euro. Il fatto è che, scorrendo i faldoni pubblicati da Montecitorio e Palazzo Madama, ci si imbatte in tante curiosità, se proprio le si vuole definire così. Si prenda il caso di Massimo Nicolucci, napoletano Pdl. Risulta nel cda de "Il Domenicale" di Dell'Utri, proprietario di un'Alfa 147, una Multipla, una Yamaha e di un box auto e ha dichiarato 215 euro. Se è per questo, al Senato stanno ben altri ex indigenti, da Barbara Contini (Pdl) e Mirella Giai (Udc), reddito zero nel 2007, come alla Camera la new entry berlusconiana Nunzia De Girolamo da assistente universitaria si era fermata a 5.899 euro. Provvidenziale, in questi casi, l'elezione dell'anno scorso.
A quota "0" risulta anche il ministro degli Esteri Frattini, ma solo perché nel 2007 era commissario Ue e non faceva dichiarazione in Italia. E che dire di Elio Vittorio Belcastro, Mpa, che ha dichiarato poco di più (9 mila euro) ma vanta 9 proprietà tra terreni e fabbricati, 4 auto e il 50% di uno studio legale associato? E del leghista Luciano Dussin, 22 mila euro, ma con Bmw, Volkswagen, Alfa spider, Mercedes e moto Bmw? Cose che succedono. Come può succedere che Nicola Cosentino, sottosegretario all'Economia Pdl, chiamato in causa nei mesi scorsi da pentiti di Camorra, risulti proprietario e comproprietario di 84 immobili tra Casal di Principe (suo paese di origine), Aversa, Gaeta, Roma e Caserta e di tre auto. Ma di ricchi con voglia di ostentare in Parlamento ne siedono tanti. Drappello guidato dagli avvocati, a cominciare da quelli più vicini al premier: Gaetano Pecorella (15 fabbricati tra Milano e Cuneo) e Niccolò Ghedini (1,2 milioni, 44 fabbricati e un caicco in Turchia). Mentre all'imponibile da 1 milione della finiana Giulia Bongiorno nel 2007 hanno concorso oltre alle ricche parcelle pure la comproprietà di 4 fabbricati a Palermo e la proprietà piena di altri 5 tra Roma e Cefalù, con un'Audi A2 e un motorino Liberty che fa sempre molto chic. Giorgio Stracquadanio e Vincenzo Gibiino, entrambi Pdl, viaggiano invece in Ferrari. Il tesoriere e sottosegretario forzista Rocco Crimi in Jaguar XJ, la moglie in Jaguar XType 3000. Altri in Porsche.

(da La Repubblica 24 marzo 2009)

Vincenzo C., 39 anni, era stato licenziato da una cooperativa e proprio ieri
gli avevano comunicato che non avrebbe avuto alcuna indennità di disoccupazione
Dramma della disperazione a Roma
un uomo si dà fuoco al Campidoglio
A salvarlo è arrivata la polizia. Ora è ricoverato al Sant'Eugenio
con ustioni sul 5% del corpo. Le sue condizioni non sono gravi

Piazza del Campidoglio, a Roma
ROMA - Un uomo si è dato fuoco in piazza del Campidoglio a Roma. E' stato ricoverato all'ospedale sant'Eugenio con ustioni sul 5 per cento del corpo. Vincenzo C., che ha trentanove anni ed è pregiudicato, si è cosparso di liquido infiammabile e ha appiccato le fiamme. Dei poliziotti sono intervenuti salvandolo. "Sono disperato" le sue parole prima del ricovero in ospedale.

Secondo quanto affermano fonti mediche l'uomo avrebbe ustioni di secondo e terzo grado alla nuca e alle orecchie. Le sue condizioni generali sono buone. A provocare il gesto disperato la mancanza di un lavoro: "Sono un disoccupato, il mio era un gesto dimostrativo", ha spiegato ai medici del reparto grandi ustionati del Sant'Eugenio.

Lo ha confermato anche un amico di Vincenzo C., Celestino, che lo ha raggiunto in ospedale: "Era disperato, non riusciva a trovare lavoro e per questo ieri aveva già minacciato di darsi fuoco. Poi stamattina alle sei l'ho visto, mi ha salutato, mi ha detto 'ci vediamo dopo', aveva gli occhi pieni di rabbia".

Proprio ieri, racconta la sua compagna Paola, gli era stato comunicato che non avrebbe percepito alcun indennizzo di disoccupazione dopo il licenziamento dalla cooperativa di servizi per la quale aveva lavorato fino allo scorso ottobre. Aveva vissuto per alcuni anni in uno stabile occupato di via Pelizzi, insieme a un comitato di lotta, e poi aveva ottenuto un alloggio popolare a Ponte di Nona. L'uomo ha due figli piccoli, l'ultimo di quattro anni.

A provocare il licenziamento, ha raccontato ancora la signora Paola, la richiesta del compagno di svolgere una mansione diversa: "Vincenzo soffre di una malattia che gli causa gravi problemi nel guidare. Per questo aveva chiesto alla cooperativa dove lavorava, la Euroservice, di non dover più portare il furgone per la consegna del pane, mansione che svolgeva, ma di essere trasferito ad altro incarico, uno qualunque, anche un lavoro umile. Per tutta risposta, la cooperativa l'ha licenziato".
(da la Repubblica 25 marzo 2009)

martedì 17 marzo 2009

IL MANIFESTO 10 MARZO 2009
INTERVISTA | di Francesca Pilla - NAPOLI
L'AVVOCATO DEI COMITATI
Le analogie con Acerra «Anche qui vorrebbero bruciare tutto»
Ieri Berlusconi ha dato l'autorizzazione all'avviamento e all'esercizio provvisorio del termovalorizzatore di Acerra in attesa dell'inaugurazione del 26 marzo. Una tempistica perfetta per un via libera che avviene nello stesso giorno in cui 13 persone finiscono in manette per l'inceneritore di Colleferro. Arresti fioccati perché in quell'impianto ci avevano bruciato di tutto, compreso i rifiuti pericolosi campani, in barba a qualsiasi normativa o rispetto per la salute dei cittadini e dell'ambiente.
Le analogie con l'inchiesta napoletana dei pm Noviello e Sirleo sull'Impregilo, che vede indagate 28 persone, tra cui i fratelli Romiti e lo stesso governatore Antonio Bassolino, si sprecano. Ad Acerra infatti la Fibe, la controllata che aveva in gestione l'appalto sull'intero ciclo rifiuti campani, aveva creato a Taverna del Re, Giugliano, una cittadella della monnezza e infilato nelle ecoballe, non a norma, qualsiasi tipo di scarto, compreso appunto i pneumatici. Tutti i materiali che rappresentano ancora ora una miniera d'oro per l'A2A che prenderà in gestione Acerra a fine mese.
Tommaso Esposito, è l'avvocato a capo dei comitati civici contro l'inceneritore e che in questi anni le ha provate tutte, dalla proteste in piazza alle vie legali, fino all'appello all'Ue per evitare che l'impianto nasca in un territorio già vessato dai veleni delle industrie, dalle discariche delle ecomafie, dove il tasso di tumori è il più alto del paese.

Avvocato, oggi Colleferro domani Acerra?
E' chiaro che Colleferro è la prova di quello che abbiamo sempre detto: anche ad Acerra si vuole bruciare di tutto. Ricordo che già Romano Prodi, proprio prima di lasciare la presidenza, con le agevolazioni sui Cip6 consentì, solo in Campania, di incenerire il tal quale, e che in seguito Berlusconi con il decreto 90, ormai diventato legge, ha legalizzato definitivamente la possibilità di far finire nei forni e nel nostro territorio qualsiasi cosa. Infatti ci devono spiegare se hanno intenzione di bruciare nell'impianto le ecoballe non a norma visto che l'immondizia nelle strade non c'è più, mentre stanno accelerando l'inaugurazione di un ecomostro senza nessuna garanzia per i cittadini.

Perché i collaudi non bastano a fornire le dovute garanzia alla cittadinanza?
Assolutamente no, ci sono 27 prescrizioni della commissione ambiente contro il termovalorizzatore di Acerra che sono state disattese. Una di queste riguarda proprio l'impossibilità di incenerire materiali non a norma. Oggi abbiamo solo un aggiornamento di compatibilità ambientale ma nessuna valutazione, cioè nessuna Via che ci garantisce.

Ma l'inaugurazione ormai è dietro l'angolo...
Noi stiamo aspettando ancora una risposta da parte dell'Ue a cui ci siamo appellati per la violazione sulla normativa comunitaria in materia di salute e per la trasparenza in atti amministrativi. Quello che si vuole fare ad Acerra è solo una grande operazione mediatica sulla pelle dei cittadini. In ogni caso il 26 marzo sarà il giorno della nostra protesta, e non si tratterà del no di una popolazione con la sindrome di Nimby, ma di una manifestazione contro l'intera normativa sui Cip6, le agevolazioni per la lobby dei petrolieri e degli inceneritori.

mercoledì 18 febbraio 2009


“IO NON HO PAURA!”
NO ALLA DISCARICA!
NOI DIFENDIAMO LA NOSTRA TERRA!
NOI DIFENDIAMO LA NOSTRA SALUTE!
Alla fine ci stanno provando! Sono passati di nascosto, lontano dal Presidio di via Cupa dl Cane e ci stanno provando!
Chiaiano rischia di essere l’unico territorio al mondo in cui si apre una discarica “a puntate”..!
200 tonnellate al giorno per venti giorni, infatti, non sono niente dal punto di vista della gestione dei rifiuti. Ma ormai abbiamo capito che Bertolaso non ragiona così… Bertolaso vede nella popolazione locale un nemico e non qualcuno da tutelare come sarebbe suo dovere. Perciò aprire una minidiscarica serve a vincere la guerra psicologica contro la resistenza di 10 mesi della popolazione di Chiaiano e Marano. Una resistenza che ha preso parola per spiegare a tutta la città che le alternative esistono, come una vera raccolta differenziata e la gestione a freddo. Ma si continua a fare scelte folli solo per fare affari sulle discariche e per mangiarsi i miliardi di euro dei fondi pubblici per gli inceneritori.
Bertolaso e Berlusconi vogliono dimostrare il loro autoritarismo e perciò hanno fatto della cava del poligono una specie di base militare. Vogliono farci paura, ma così dimostrano anche che “loro” hanno paura!
Se non fosse così perché impiegare tante centinaia di poliziotti e di carabinieri, perché trattare Marano e Chiaiano come un territorio di guerra?
Vogliono farci diventare rassegnati per attuare il loro vero progetto, che è quello di mettere nella cava centinaia di migliaia di tonnellate di monnezza di ogni tipo, facendo viaggiare ogni giorno 137 automezzi e magari, col tempo, riempire anche le cave a fianco che sono già state acquistate! Sanno che se la popolazione non si arrende è impossibile occultare le evidenti contraddizioni di una discarica che (a regime) intaserà l’asse viario di Napoli - Nord e che sta avendo un crollo dopo l’altro ad ogni pioggia…
Loro sanno che senza il consenso non possono vincere davvero! Vincono solo se la gente si convince di aver perso.
Perciò questi sono giorni determinanti per dimostrare che non possono piegarci! Perché lottiamo per il futuro della nostra terra e per la salute dei nostri figli, mentre loro lo fanno solo per speculare.
Questo è il tempo di non avere paura, di mobilitarsi con la forza della ragione e della vera democrazia:
- CONTRO LA MINACCIA DI UNA MEGADISCARICA IN UN’AREA COSI DENSAMENTE POPOLATA E PIENA DI OSPEDALI
- PER DENUNCIARE IL RISCHIO DI DISASTRO AMBIENTALE PER LA FINTA BONIFICA DELL’AMIANTO!
- PERCHE’ LE ALTERNATIVE A MEGADISCARICHE E INCENERITORI ESISTONO!
MOBILITIAMOCI
Ogni giorno appuntamento al presidio alle ore 17.00 per iniziative di mobilitazione.
CHI HA CUORE DIFENDE LA SUA TERRA! FERMIAMOLI!!
Presidio contro la discarica di Chiaiano e Marano

venerdì 13 febbraio 2009

Cinemuto Cafè, dal 20 febbraio all'Enoteca arci

Certo erano altri tempi, ma le prime proiezioni di film sono state fatte in un caffè di Parigi. Ed i film proiettati, ovviamente, erano muti. Nulla a che vedere, quindi, con le sale cinematografiche di oggi, le multisale nelle quali noi siamo abituati a vedere i film. Con questa rassegna vogliamo recuperare un po' di quell'atmosfera...
Ambiente piccolo, film muto che guarderemo bevendo un caffè, un the, una birra o un bicchiere di vino e mangiando un panino, una fetta di dolce o una bruschetta.
Non saremo per niente impressionati come lo furono i primi spettatori nel vedere un treno che arriva in stazione ma, forse, rimarremo comunque affascinati dal vedere lo scorrere di immagini di film che hanno fatto la storia del cinema e commentarle con le conoscenza di oggi.
Il programma completo delle serate nella pagina MANIFESTAZIONI>>>>>>

domenica 25 gennaio 2009

La Sinistra e TintidiRosso

L’intervento di Lorenzo Metodio su questo blog, ha in qualche modo sollecitato a scrivere il mio punto di vista sul significato di TintidiRosso.
Per farlo, però, sento la necessità di partire un po’ più da lontano.

Se c'è una capacità che va riconosciuta al sistema capitalista/consumista è quella di riuscire a innovarsi continuamente attraverso l'utilizzo e la trasformazione a proprio vantaggio di tutto ciò che è altro da sé e potenzialmente pericoloso.
Basti pensare alle "rivoluzioni" della moda: un capo di abbigliamento che nasce come simbolo di contestazione, sto parlando dei jeans, giusto per fare un esempio, diventa un prodotto su cui investire anche da parte delle griffe dell’alta moda.
Non è una novità. Il modello è quello americano. Certo.
Ma, negli ultimi anni, si è ampliato il "campo di applicazione" di tale "strategia". Infatti, se prima era circoscritta a prodotti o atteggiamenti, adesso si è arrivati fino alle “ideologie”.
Uno dei massimi esperti di tale strategia in Italia è il Ministro Tremonti che è arrivato a scrivere un libro "no global", a citare Marx in senso positivo e ultimamente a denunciare insieme a suoi autorevoli colleghi europei, come Sarkozy e Merkel, i guasti del capitalismo moderno, l'irresponsabilità dei banchieri e la miseria dei paesi del terzo mondo e, infine, la proposta (seppure fatta per bocca di un collega) di ridurre l’orario di lavoro. Tutti argomenti che fino a ieri erano definiti “estremisti” e non solo dalla destra.
In verità, a mio avviso, il percorso è cominciato da tempo ed è stato portato avanti in modo sistematico, anzi oserei dire scientifico. Cominciando col dire che non esistono più la destra e la sinistra, proseguendo col cambo delle leggi elettorali, con la creazione di partiti personali, il reclutamento nelle loro fila di soggetti con una storia politica di sinistra, magari estrema, e così via.
L'occupazione dei mezzi di comunicazione di massa, poi, era necessaria per diffondere la "nuova cultura" e scardinare qualsiasi elemento che potesse far pensare che esista o possa esistere qualcosa di diverso da quanto trasmesso.
E qui entrano in gioco i rappresentanti della sinistra che, invece di contrastare questa strategia, ne sono stati, coscienti o non coscienti, complici.
Hanno accettato di confrontarsi sullo stesso campo di quelli che un tempo erano nemici e che invece sono diventati avversari, partecipando al processo di “bipolarizzazione” in nome della “stabilità”, puntando non più su una proposta politica quanto piuttosto sull’immagine di personaggi “noti”, utilizzando la tv allo stesso modo di chi le possedeva, etc…
Il tutto al fine, evidentemente illusorio, di arrivare alle persone “comuni” e puntare a "recuperare" voti nelle area neutre per poter finalmente “governare”.
Quello che è sfuggito è che si stava in questo modo avallando un “sistema” che prevede l’abbandono degli ideali, lo svuotamento di significato dei principi sui quali si è fondata la cultura e la storia della sinistra.
L’accettazione del sistema prevedeva, infine, che si passasse dalla “partecipazione politica” alla “delega” svuotando, ancora una volta, il termine “partito” dai significati che ha sempre avuto per la sinistra. “Partecipazione” e “delega” sono due concetti molto differenti e la prima è sicuramente di sinistra. Ma, possiamo dire che negli ultimi anni c’è stata? Io penso di no. Anche i rappresentanti della sinistra hanno utilizzato la loro nomina o elezione nelle istituzioni come una delega, spesso in bianco, e i risultati sono noti ed evidenti. E chi vive in Campania lo sa ancora meglio!
Il risultato elettorale del 13 aprile scorso è effetto di questa strategia scientifica ma anche degli errori della sinistra. O meglio di chi l’ha rappresentata.
Si perché la SINISTRA, quella fatta dalle persone che si sentono tali non perché hanno votato un partito che si definisce di sinistra, usa i simboli della sinistra o viene da un passato di sinistra, ma perché, come dice Lorenzo, “rivendicano il senso di appartenenza ad una parte che ha nella libertà, nell’uguaglianza, nella solidarietà e nella democrazia i suoi principi fondanti”, questa SINISTRA esiste.
E, forse, sentirsi di sinistra non è così difficile come Lorenzo dice.
Si, perché io mi sento di sinistra. E la mia appartenenza non è mai stata messa in dubbio da quello che facevano i “miei” rappresentanti. E non penso che questo sia una mia prerogativa. Anzi, sono sicuro di averla ritrovata nei compagni con i quali condivido il percorso che abbiamo cominciato proprio a partire dal terremoto di aprile.
Quello che è difficile, invece, è la ricostruzione di una identità non fondata sull’appartenenza ad un partito quanto sull’affermazione dei principi di cui parlavamo prima nell’attività politica concreta e quotidiana.
Ma questa è l’unica strada che potrà portare, in un futuro speriamo non troppo lontano, all’unità della sinistra.
E allora il primo passo è riappropriasi della partecipazione attiva alla politica quotidiana non delegando le proprie idee e le proprie passioni a nessuno. Riappropriandosi e riproponendo gli spazi culturali sui quali la sinistra italiana ha costruito la sua storia ma anche il consenso. Riavvicinandosi alla gente attraverso proposte concrete e non per la richiesta della “delega” per essere il “rappresentante” in qualche istituzione.
Ecco. TintidiRosso nasce da qui. Nasce per questo. Esiste per dare, a chi ne ha voglia, una chance di partecipazione concreta, dal “basso” come si ama dire.
E potrà vivere e raggiungere i suoi obiettivi, se chi vi aderisce opera in prima persona, non delegando ma partecipando. Partendo dalle proprie idee, dalla propria esperienza, dalla propria formazione, mettendo in gioco le proprie capacità, le proprie passioni, la propria diversità.
Abbiamo già verificato che sappiamo stare insieme; sappiamo confrontarci discutendo le diverse posizioni e mettendoci in discussione noi stessi; sappiamo prendere le decisioni quando è necessario e lavorare uniti per raggiungere gli obiettivi prefissi. Sappiamo, in altri termini, far diventare una risorsa le nostre differenze. Quelle stesse differenze che ad altri livelli diventano motivo di divisione, frantumazione e utilizzate per percorrere strade che niente hanno a che fare con l’unità della sinistra.
Noi continuiamo a crederci.

Mimmo De Falco

giovedì 15 gennaio 2009

La mia Tintidirosso
Dopo diversi mesi di meditato silenzio, siamo tornati a parlar di politica. Politica intesa nell’accezione comune del termine, come ciò che riguarda la cosa pubblica, partiti, liste, elezioni etc. Infatti di parlar di politica non abbiamo mai smesso, anzi probabilmente mai come in questo ultimo periodo siamo stati così vicini alla Politica, nel senso più genuino e profondo del termine.
Siamo stati infatti capaci di riappropriarci di quello spazio culturale, politico che avevamo abbandonato per concentrarci nel perverso meccanismo elettoralistico.
Con questo soggetto, con questa prima persona plurale, mi riferisco a tutte le compagne e a tutti i compagni con i quali sto condividendo questa entusiasmante e rigenerante esperienza di associazione, Tintidirosso.
Essere di sinistra, rivendicare questo senso di appartenenza ad una parte che ha nella libertà, nell’ uguaglianza, nella solidarietà e nella democrazia i suoi principi fondanti, è oggi assai difficile. Difficile almeno nei fatti, perché sulla carta quelle elencate sono tutte belle parole che su di noi producono sempre un certo effetto.
Ma nella odierna società delle “crisi” non è più sufficiente la commozione nei confronti di quei principi. Oggi più che mai c’è bisogno di far propri quei principi e di “praticarli” quotidianamente.
L’abuso ha fatto si che si svuotassero sempre più del loro significato originario, quindi c’è bisogno di riempire quelle parole dei contenuti che meritano, e questo può essere fatto solo attraverso i fatti.
Ed è per questo che la riappropriazione del mio essere di sinistra passa necessariamente attraverso le attività che quotidianamente mettiamo in essere con Tintidirosso.
Credo che l’attività culturale sia fondamentale, è l’unica arma con la quale possiamo difenderci e difendere i valori di sinistra da una società dispensatrice di falsi miti e di appetibili illusioni. La cultura è la possibilità, forse l’unica che ci resta, di poter muovere ognuno di noi verso la riflessione, e far maturare una consapevolezza di sé e uno spirito critico nei confronti di ciò che ci circonda. L’attività culturale rappresenta la risposta alla passività che dilaga nei giorni che viviamo.
Dimostrare nei fatti il nostro senso di appartenenza è quindi una necessità e solo in seconda battuta una soluzione per coinvolgere la società in questo percorso.
La politica è per me oggi questo. Non riesco ad immaginare una possibilità diversa.
Il forte senso di smarrimento per chi come me ha militato in un partito politico fino a qualche giorno fa, mi impedisce, almeno per ora, di trovare stimolanti le discussioni sui partiti della sinistra e sulle elezioni, anche se capisco che le esigenze degli altri possono essere assai diverse dalle mie.
Rivolgo queste parole soprattutto ai compagni di Tintidirosso: ognuno di noi ha una formazione intellettuale, politica diversa, ognuno di noi può esprimere una preferenza su come unire la sinistra italiana, ma nessuno deve dimenticare l’importanza culturale e politica che Tintidirosso potrebbe ricoprire sul nostro territorio.
Tintidirosso è nata da un’esigenza, quella di non smarrire quel patrimonio culturale che appartiene alla sinistra di Somma Vesuviana, e quindi va al di là di qualsiasi scissione, corrente o partito. Dobbiamo acquisire la consapevolezza che stiamo costruendo, con l’impegno di tutti, qualcosa di più importante.

Con l’affetto e la stima di sempre .

Lorenzo Metodio

giovedì 8 gennaio 2009

Ultimissime

Nell'incontro svoltosi ieri sera sono state affrontati molti argomenti ed, in verità, è difficile sintetizzare gli interessanti spunti venuti fuori in una mail.
Vi indico, quindi, solo le decisioni principali.
1. Sono state stabilite le quote associative mensili per il 2009 che sono di Euro 5 per gli studenti e di Euro 10 per i lavoratori. Tali quote, allo stato, ci garantirebbero un'entrata mensile di circa 250 Euro che non sono sufficienti ancora per il fitto e il mantenimento di una sede. Contiamo, però, di integrare tale somma con le entrate provenienti dalle attività che riusciremo a mettere in campo. L'obiettivo è avere una sede definitiva nel giro di un paio di mesi. Le quote si cominciano a versare a partire da martedì 13 gennaio (data del prossimo incontro). Si occupa del tesseramento e della riscossione delle quote Federica Siviello. Siamo tutti pregati di aiutare Federica nel suo compito evitandole di dover chiedere le quote continuamente. In altri termini, cerchiamo di essere puntuali nel versamento evitando a Federica fastidiosi e a volte umilianti richieste.
2. La presentazione pubblica dell'Associazione è fissata per il 21 Gennaio. La data sarà confermata nei prossimi giorni da Lorenzo Metodio e Enzo Cacciuottolo che nel prossimo incontro ci faranno avere anche i dettagli della manifestazione (dove si farà, cosa è previsto, elenco dei soggetti invitati, interventi previsti, bozza di invito e manifesto, preventivo delle spese da sostenere).
3. E' stata definita una operazione che chiameremo MercaTinto. Senza dilungarmi sul perché di tale manifestazione, vi accenno al funzionamento che, però, sarà definito in modo più puntuale nei prossimi giorni da Mimmo Parisi. Chiunque abbia degli oggetti di cui vuole disfarsi ma che sono ancora utilizzabili, li potrà portare nel giorno e nel luogo stabilito e offrirli alle persone che, invece, ne dovessero aver bisogno. Gli oggetti verranno donati ma si prevede un ingresso al luogo in cui si svolgerà la manifestazione o una sottoscrizione.
4. C'è stata un'ampia discussione su quanto sta avvenendo a livello politico in Campania e in Italia in vista delle prossime elezioni. L'argomento è, ovviamente, cruciale anche per la vita della nostra associazione viste le problematiche che sono in campo nell'ambito della sinistra. A questo proposito si organizzeranno nelle prossime settimane degli incontri ad hoc.
Il prossimo incontro, ricordo, è fissato per Martedì 13 Gennaio. Siete tutti invitati a parteciparvi e a cominciare a versare le quote associative.
Il coordinatore

sabato 3 gennaio 2009